mercoledì 1 ottobre 2014

La Grande Sfida 3

Ormai ci siamo.
Stamattina, al 39esimo piano del Palazzo della Regione Lombardia, è stata presentata la terza edizione de "La Grande Sfida".
Alla presenza di Antonio Rossi, olimpionico di canoa ed attuale Assessore della Regione Lombardia, Lea Pericoli, ambasciatrice del tennis italiano, ed Ernesto de Filippis, amministratore della MCA Events che organizza l'evento, ha preso forma il weekend che porterà in Italia quattro campioni assoluti.

Grazie alla partnership con l'ATP Champions Tour, venerdì 17 a Genova e sabato 18 a Milano, potremo ammirare leggende del calibro di Lendl, Ivanisevic, Chang e McEnroe.
Dopo le semifinali che si terranno alle ore 21 al 105 Stadium del capoluogo ligure, toccherà alle finali del Mediolanum Forum di Assago, a partire dalle ore 16.

Un evento a tutto tondo con tantissime attività collaterali, come la possibilità di poter palleggiare con i campioni, ed una copertura mediatica completa. Le finali infatti, saranno trasmesse in diretta su Supertennis che ha garantito una copertura totale. Molte le celebrità attese sugli spalti, del mondo sportivo e non.

Insomma, a poco più di due settimane la grande macchina organizzativa inizia a scaldare i motori. Per gli appassionati non rimane che attendere ancora per poco. Il grande tennis sta arrivando!

martedì 16 settembre 2014

Tempi Supplementari / 2

Dopo l'ormai classica pausa di Settembre dedicata alle nazionali, che ha riacceso l'entusiasmo attorno alla nuova Italia di Conte, giovane, bella e vincente, ci si rituffa nel campionato nostrano.

SEMPRE LORO - Correndo il rischio di ripetersi continuamente, bisogna ripartire, ancora una volta, da Juve e Roma. Le due squadre migliori viste finora, non solo per le due vittorie che valgono la momentanea testa della classifica.
I bianconeri, dopo aver convinto a Verona, si ripetono, e forse fanno anche di meglio, con l'Udinese. All'esordio nello Juventus Stadium, l'anno scorso fortezza inespugnabile, Allegri non stecca. Una Juve affamata come quella di Conte, e forse più dedita al possesso palla, spazza via la banda di Stramaccioni grazie alle reti di Tevez e Marchisio. Ma le buone notizie arrivano anche dalla partita di Pereyra e dall'esordio, nel finale, dell'ormai ex infortunato Morata.
La Roma si presenta ad Empoli senza Totti, Iturbe e Gervinho. Le rotazioni in vista della Champions non cambiano il risultato. L'autorete di Seppe su botta del solito Nainggolan basta e avanza. Massimo risultato con il minimo sforzo. La squadra di Sardi dimostra comunque di valere ben più degli zero punti in classifica.

ABBUFFATA MILANESE - Il duo in testa alla classifica, in realtà è un trio. Già perche il Milan esce dal Tardini con i tre punti al termine di un racconto lungo 96', che pare uscito dalla penna di uno sceneggiatore alquanto sensibile ai colpi di scena. Il 4-5 finale, tra espulsioni, errori (anche arbitrali) e giocate da ricordare (chiedere a Menez) probabilmente dà un'immagine migliore dei rossoneri rispetto alla gara di due settimane fa. Il paradosso è che la squadra con l'attacco, numeri alla mano, migliore del campionato, guidata in panchina da uno degli attaccanti d'area più incisivi della storia del calcio, sia totalmente priva del centravanti. Con Pazzini in panca e Torres in tribuna, Menez si ritaglia il ruolo di capocannoniere del campionato, Honda timbra il cartellino per la seconda volta, e senza El Shaarawy ci pensa Bonaventura a bagnare l'esordio con un gol, a suggello di una prestazione convincente. Rimane la perplessità delle molte, troppe sbavature lì dietro.
Difesa di ferro per l'Inter di Mazzarri. Anche senza Vidic la porta di Handanovic rimane ben serrata. Si allunga così a 360' l'imbattibilità: nelle quattro gare ufficiali giocate fin qui, tra Coppa e Campionato, i nerazzurri non hanno ancora subito una rete. E segnano. Il 7-0 finale porta la firma di Icardi e Osvaldo, cinque reti in due. Di Kovacic e Guarin le altre due segnature. Un'Inter che vince e convince. Il Sassuolo esce con le ossa rotte rimediando curiosamente lo stesso passivo della scorsa stagione (0-7 al Mapei Stadium) e paga ancora le bizze comportamentali di un talento come Berardo, sempre un po' troppo sopra le righe.

CHI SALE - La Lazio di Pioli si prende i tre punti all'esordio casalingo contro il Cesena. Tutti in campo i nuovi acquisti, ben sei, da Gentiletti a Djordjevic. Tutti promossi. Candreva, Parolo e Mauri mettono il timbro Mare in Italy sulla vittoria di una squadra quadrata, in crwscita, che si riprende ciò che ha perso, immeritatamente, a San Siro.
Il punto debole dell'Atalanta dello scorso anno, uno dei pochissimi punti deboli, erano le trasferte. Quest'anno ecco i primi tre punti alla prima gara lontano da Bergamo. Il 2-1 di Cagliari firmato Estigarribia-Boakye è il primo, pesante, mattoncino verso una salvezza tranquilla.
Lo 0-0 di Bergamo aveva ingannato. Il Verona di Mandorlini è sulla buona strada per ripetere il fantastico campionato scorso. Si riparte da Toni, in gol su rigore, si aggiunge l'esperienza di Rara Marquez e la velocità dei vari Nico Lopez e Juanito Gomez, in attesa del fascino della scommessa Saviola.
Tramortito in casa dalla Juve, ben oltre lo 0-1 che racconta il risultato finale, il Chievo si conferma bestia nera del Napoli. Una rete di Maxi Lopez (l'augurio di due settimane fa, ha dato i suoi frutti...) e le parate fantastiche di Bardi, a partire dal rigore neutralizzato ad Higuain, regalano i primi tre punti a Corini.

CHI SCENDE - Fin troppo scontato pensare al Napoli. La sconfitta contro il Chievo brucia: perché il tallone d'Achille dello scorso anno erano i punti persi in casa contro le piccole, perché l'ambiente ha bisogno di certezze, perché l'eliminazione di Bilbao ancora briucia. Ma il Napoli visto domenica meritava sicuramente di più. I risultati arriveranno e, a parer mio, la lotta con Roma e Juve è ancora apertissima.
Dov'è finita Zemanlandia? Assimilare preparazione fisica, schemi ed impostazione del tecnico boemo non è per niente semplice. Tuttavia un punto in due gare, due gol fatti e tre subiti, sono troppo poco. Urge un cambio di rotta.
Le prime voci, poi smentite, di uno Iachini a rischio, già iniziano a circolare. Il pareggio che sa di sconfitta dell'esordio e la rimonta subita a Verona sono due brutti segnali. Il potenziale per la salvezza c'è, Dybala su tutti, ma il tecnico rosanero avrà ancora tempo per sbagliare?
Perdere con la Roma, all'Olimpico, ci sta. Pareggiare 0-0 in casa contro un Genoa ridotto in dieci, probabilmente no. Torna Cuadrado, e si vede, ma sparisce Gomez. Una paragona di Perin sul baby Bernardeschi toglie i tre punti ai Viola ma il pubblico fiorentino, scosso dall'ennesimo infortunio di Ospitò Rossi, si aspetta di più.

martedì 2 settembre 2014

Tempi Supplementari / 1

L'estate del Mondiale brasiliano è ormai alle spalle. I principali campionati europei sono già scattati ed i primi trofei nazionali ed internazionali (vedi Supercoppa Europea) fanno già la loro bella figura nelle bacheche dei club.
Il week-end appena trascorso però, ci lascia in eredità il primo turno della nuova Serie A 2014/2015. E così prende il via oggi una nuova rubrica: Tempi Supplementari.
Un contenitore di approfondimenti, valutazioni, opinioni, numeri e statistiche sul nostro campionato. Un'insieme di considerazioni. Rigorosamente oltre il Novantesimo.

JUVE-ROMA, ANCORA LORO - Al Bentegodi di Verona è andata in scena una partita importante. Non si trattava "solamente" della prima partita della stagione calcistica italiana. No, per la Juventus era molto di più. Il passaggio da un simbolo di juventinità, nonché allenatore della squadra più vincente dell'ultimo ventennio bianconera, come Antonio Conte, a Massimiliano Allegri aveva turbato, e non poco, la quasi totalità dell'opinione pubblica.
Tuttavia i Novanta minuti di sabato pomeriggio, sembrano aver spazzato via molti dubbi. Il 3-5-2 di Contiana memoria, privo di tre elementi fondamentali quali Pirlo, Barzagli e Chiellini, e con uno Llorente a mezzo servizio, è andato ben oltre lo striminzito (e bugiardo) 0-1 finale.
Il bottino finale dovuto all'autorete di Biraghi in avvio (primo gol dell'anno), è drogato dai tre legni centrati nel corso del match. Su tutti svetta il giovanissimo Coman, diciottenne "scarto" del PSG ultramilionario, che ha incantato un po' tutti muovendosi come un forsennato alle spalle del veterano Tevez. Ma oltre alla gioventù è servita l'esperienza di Buffon che ha stregato Maxi Lopez nell'unica, colossale, occasione clivense.
Piccolo inciso sull'argentino: devastato da problemi extra-calcistici in questi ultimi mesi, sta cercando disperatamente di tornare quello di Catania. La speranza, per lui, è che si possa rovesciare l'andamento della scorsa stagione quando all'esordio con botto (gol nel derby) in maglia Samp, seguì un lento, ma inesorabile, declino.

La Juve chiama, la Roma risponde. Al cospetto di una Fiorentina spuntata (Cuadrado e Rossi non li puoi concedere a nessuno, tantomeno ai giallorossi), è arrivata una vittoria rotonda. Perdersi nelle tempeste umorali della Capitale è fin troppo facile e pericoloso ma Rudi Garcia, capitano coraggioso con già alle spalle un'intera stagione di esperienza, è riuscito a traghettare i suoi verso un risultato positivo. La prima Roma del dopo-Benatia (impossibile non cederlo a quelle cifre) si affida all'esperienza dei soliti De Rossi, Totti (campionato numero ventitré, sì, ventitré, all'attivo) e De Sanctis, capace di tenere a galla i suoi con due/tre interventi grandiosi. Ma anche alla velocità di Gervinho, al'universalità di Nainngolan, ai primi guizzi di Iturbe ed alla piacevole sorpresa Manolas.
Per Montella continua la maledizione contro la sua ex squadra. La reazione della ripresa, unita ai rientri dei due sopraccitati campioni fanno ben sperare. Di sicuro ci si poteva augurare un esordio più morbido. Troppo scontata la battuta sul povero Brillante: catapultato in Italia seguendo il percorso inverso di Alex Del Piero, abbandona l'Olimpico dopo trentacinque, anonimi, minuti. Troppo presto per bocciarlo. Per ora, rimandato.

EMOZIONI SUL NAVIGLIO - Qualche anno fa, correndo su (molto) e giù (quasi mai) per il campo, era capace di sprigionare una sorta di corrente che attraversava tutto San Siro. L'incantesimo, il sortilegio di Pippo Inzaghi, ora che è seduto (oddio, seduto non lo è quasi mai stato) in panchina, non si è spezzato. Per niente. Il 3-1 finale è un risultato bugiardo. Sicuramente un buon Milan con un ritrovato El Shaarawy, un buon Menez, il primo gol della stagione firmato da Honda, un Alex sicuro là dietro ed un Diego Lopez che si presenta al suo pubblico parando un rigore. Tutti aspetti positivi. Ma la partita è girata attorno ad episodi. E nonostante il triplo vantaggio maturato a venticinque dallo scadere, la Lazio è sembrata sempre in partita. Riuscendo a riaprirla ed a mettere pressione ai rossoneri. Il tempo, solo quello, darà il riscontro definitivo (in attesa del rientro di Pazzini e degli innesti dei vari Torres, van Ginkel e Bonaventura).
Pioli esce sconfitto ma non deluso. Dietro c'è sicuramente da lavorare. De Vrij non è ancora quello del Mondiale (e Cana accanto non aiuta), e Keita deve tornare la freccia dello scorso anno. Buone indicazioni però arrivano dal solito Candreva e dal bel debutto di Djordjevic.

Una Milano ride, l'altra non piange ma... Dopo la scorpacciata contro lo Stjarnan ci si aspettava il risultato pieno sul campo, comunque non facile, del Torino. E invece un'Inter spuntata ha fatto fatica contro un Torino organizzato e compatto. Il rigore (generoso quantomeno) parato da Handanovic (giusto per non perdere il vizio) a Larrondo poteva girare la partita, ma così non è stato. L'inserimento di Osvaldo ed un maggiore peso offensivo hanno aiutato la manovra degli uomini di Mazzarri, ma non è bastato. Inter quindi da rivedere, Torino tutto sommato promosso. Un solo bocciato: l'arbitro Doveri. Rigore al Toro molto, molto generoso (e Larrondo fermato ad un metro da Handanovic), rigore molto simile, se non più netto, negato all'Inter, ed espulsione di Vidic ai limiti del ridicolo.

A PUNTEGGIO PIENO - Il sestetto di testa si chiude con Cesena e Napoli. I romagnoli sono l'unica neopromossa a centrare il bottino pieno. Basta un gol di Rodriguez agli uomini di Bisoli per schiantare un Parma senza Cassano e destinato a salutare Amauri (destinazione Toro). Tre punti alla prima gara casalinga, contro una squadra (sulla carta) superiore. Fieno in cascina verso quota quaranta.
Il Napoli trova la vittoria che serviva. Dopo l'eliminazione di Bilbao ci voleva una risposta, forte. Il gol dopo pochi minuti del discusso Callejon sembrava subito mettere a posto le cose. Le testate di Pinilla hanno prima crepato, poi sfondato il muro di Rafael, ma all'ultimissimo istante, un gol dell'ultimo arrivato De Guzman regala i tre punti.
Talento, capacità di soffrire (forse è mancata in Spagna) e cuore. Il gioco verrà, è sicuro, ora contavano i tre punti.

NEO (QUASI)PROMOSSE - Detto del Cesena, l'altra faccia della medaglia è rappresentata da Empoli e Palermo.
Il Palermo sbatte contro il muro sampdoriano. Prima della partita, forse, il pareggio non era nemmeno un affronto per il tifoso palermitano. Al termine dei novanta minuti, molti dei quali passati in superiorità numerica per l'espulsione tragicomica di Regini, e sopra nel punteggio, grazie al gol in avvio del talentino Dybala, rimane molto più che l'amaro in bocca per un gol subito su palla inattiva, al minuto 91, da un Gastaldello lasciato completamente, ed inspiegabilmente, solo.
Lo 0-2 rimediato al Friuli dall'Empoli è, se possibile, molto meno "traumatico". Gara decisa nella ripresa dal solito, sempreverde, Antonio Di Natale, autore della prima doppietta del torneo, e già lassù nella classifica marcatori, illuminato dai lampi di classe di Muriel (sarà la volta buona?). Tuttavia il primo tempo è stato a dir poco spettacolare. Due belle squadre, che ci faranno divertire parecchio.

PARI E PATTA - Chiudono la giornata i pareggi di Bergamo e Reggio Emilia.
L'Atalanta saluta Bonaventura impattando sullo 0-0 contro il nuovo Verona di Mandorlini. Un tempo a testa, in attesa dei nuovi innesti (il "Papu" Gomez da una parte, la suggestione Saviola dall'altra). I bergamaschi avviano al meglio il dopo-Consigli con il classe '92 Sportiello già decisivo in un paio di interventi e riabbracciano il figliol prodigo Bianchi. I gialloblu iniziano ad appoggiarsi all'esperienza di Rafa Marquez ed alla velocità di Nico Lopez.
Solo due reti nella sfida che si preannunciava pirotecnica tra Sassuolo e Cagliari, l'allievo Di Francesco contro il maestro Zeman. Tra queste due reti però, c'è anche la perla dell'intera giornata. Il sinistro al volo del neo-azzurro Zaza, su assist del gemello Berardi, è da vedere e rivedere. Il pareggio di Sau rimette a posto le cose. Due squadre che, con il tempo, regaleranno spettacolo e gol.

NUMERI E CURIOSITA' - Il primo gol della stagione è... un'autogol! Lo "segna" Biraghi e costa la sconfitta al Chievo di Mandorlini. La prima doppietta stagionale la mette a segno Di Natale, ovviamente già in testa alla classifica dei goleador. Il Milan, con tre reti, è la squadra che ha segnato di più.
Due i rossi: Regini inaugura la serie con il doppio (esagerato) giallo, Vidic la chiude con l'esageratissimo rosso diretto.
Undici italiani titolari per il Sassuolo, zero per la Fiorentina. Questi i due estremi della prima giornata. Qualcosa da commentare forse?

lunedì 25 agosto 2014

Open


Open non è l'autobiografia di un Campione. Uno dei più grandi della storia del tennis. E non è nemmeno il racconto di otto Slam vinti, oltre ad un oro olimpico, alla Davis ed una sessantina di tornei ATP sparsi per il mondo. Non solo.
Open è... la sofferenza di un bambino, il più piccolo della famiglia ma anche il più talentuoso, su cui grava il peso di portare al successo il "clan Agassi".
Open è... il racconto di un bambino che odia il tennis, costretto a colpire 2500 palle al giorno contro una sorta di Drago, nel campetto di casa, sopportando le urla di un padre-padrone che ha già tracciato la sua strada verso il vertice delle classifiche ATP.
Open è... la storia di un ragazzino ribelle, riluttante allo studio ed alle regole, spedito controvoglia dall'altra parte del paese in una sorta di caserma-bunker, la Bollettieri Academy, per migliorare il suo tennis.
Open è... il percorso di un giovane talento attraverso i suoi look stravaganti, i pantaloncini di jeans, la cresta da mohicano rosa, le unghie dipinte ed i parrucchini.
Open è... la vita sentimentale di un uomo che passa da un matrimonio, infelice, con la supermodella Brooke Shields ad uno felicissimo, con la campionessa Stefanie Graff.
Open è... la costruzione di un entourage, una squadra, atipica. Da Philly, il fratellone adorato al quale manca il talento tennistico, a Perry, il ragazzino odiato che diventa consigliere, procuratore ed amico di tutta la vita. Da Gil, più un vice-padre che un trainer, a J.P., il pastore-musicista che si trasforma nella guida per la sua anima. Passando per Nick, Brad e Darren, i tecnici che hanno formato il gioco, e non solo, del giovane-vecchio Andre.
Open è... il perenne saliscendi di un ragazzo, e di un uomo, costantemente alla ricerca del suo obiettivo. L'ascesa e la discesa in classifica che rispecchiano l'andamento umorale di un personaggio probabilmente unico nel suo genere.
Open è... la contraddizione di un uomo che ha sempre detestato lpgli schemi, ma che trova la realizzazione del proprio io costruendo un'accademia speciale per garantire un'istruzione a tutti i bambini.

Open è questo, ma anche molto altro.
Open è semplicemente da leggere. Subito.

lunedì 7 luglio 2014

Top Gear Live - Lo spettacolo di Torino

Da una parte una folla di ragazzine che assedia la casa del Toro, lo Stadio Olimpico, per il concerto degli One Direction. Dall'altra, a pochi metri di distanza, Jeremy, James, Richard e lo Stig, pronti a dar spettacolo al Palaolimpico.
Beh, non ce ne voglia il gruppo lanciato da X-Factor, né tantomeno quell'orda di fans pronte a cantare a squarciagola, ma la scelta è caduta sul palazzetto del capoluogo piemontese.

Certo, trovare parcheggio e soprattutto cercare di percorrere quei pochi metri che dividono i due impianti, soprattutto se hai la fortuna di arrivare nel momento in cui il pullman della boy-band inglese si appresta a varcare i cancelli dell'Olimpico, è un esercizio alquanto complicato ma, una volta ritirati i biglietti, non ci resta che accomodarci e goderci lo spettacolo.

Lo show, interamente in inglese ma con la possibilità di usufruire di un traduttore simultaneo, dura 90' (d'altronde qui vicino Cerci ed Immobile hanno appena trascinato i granata in Europa) e termina proprio con... una partita di calcio.
Italia-Inghilterra, vinta ancora dagli "Azzurri", vede in campo i tre conduttori da una parte, mentre lo Stig e altri due sparring, dall'altra. Pallone gigante, porte proporzionate ad esso, ed auto pronte a sfrecciare nel tentativo, tutt'altro che semplice, di andare in rete.

Questo è l'epilogo di uno spettacolo in grado di regalare battute ed ironia, in pieno stile Top Gear, abbinando prove di incredibile abilità. Dall'uomo capace di saltare un'auto in corsa, all'esibizione infuocata delle prime due auto in pista. Insomma, per gli amanti dei motori un'ora e mezza di autentico godimento.

lunedì 30 giugno 2014

Top Gear Live - Jeremy, James e Richard (e lo Stig...) sbarcano in Italia!


Sabato 5 e domenica 6 luglio, al Palaolimpico di Torino, arriva per la prima volta in Italia lo show prodotto dalla BBC famoso in tutto il mondo!
Dopo il sold-out fatto registrare in quattro continenti, ci si aspetta il tutto esaurito anche nel capoluogo piemontese, teatro dell'unica tappa italiana del tour. Novanta minuti di adrenalina con scontri testa a testa tra i celebri conduttori e The Stig, il misterioso pilota, auto date alla fiamme, corse con bighe trainate da motorini, una particolare "rivisitazione" di Inghilterra-Italia e tanto, tanto altro.

“Abbiamo trasformato il tuo show televisivo preferito nel più spettacolare live show 
automobilistico al mondo. Prenderemo tutti i migliori aspetti di Top Gear e cercheremo in modo ambizioso di farli vivere nella nostra action arena. Secondo me funzionerà benissimo!". Queste le parole di Jeremy Clarkson, che svela qualche piccolo segreto dello show: "Ci saranno esplosioni, acrobazie, schianti ed una serie di supercars spaventose...".
Gli fa eco James May, o "capitan lento": "Non vedo l'ora di arrivare a Torino con il nostro Top Gear Live show. L'Italia è uno dei miei paesi preferiti e poi, ho bisogno di alcuni pezzi di ricambio per la mia vecchia Moto Guzzi...”
Chiude Richard Hammond, il "piccoletto": "Amiamo le auto italiane su Top Gear quindi, portando il nostro live show a Torino, ci si sente come a casa. Anche se spero che qualcuno sia lì perché non abbiamo le chiavi…”

Tutto è pronto quindi, per i tre show in programma tra sabato (ore 19:30) e domenica (ore 12:00 ed ore 16:30), dove i protagonisti assoluti saranno i motori, e l'attenzione sarà puntata soprattutto sul misterioso Stig, pilota tanto eccezionale quanto poco loquace...

Lo show può contare su una batteria di partner tecnici e commerciali da far invidia, quali Discovery Channel e DMAX, che trasmettono il programma in tv, Radio Deejay, radio ufficiale dell'evento, Quattroruote e Dueruote, per quanto riguarda la carta stampata, Bonaldi Motorsport, Maserati e Jaguar invece come sponsor tecnici.

E se proprio siete impazienti, allora non perdetevi l'appuntamento di venerdì 4 luglio. A partire dalle ore 12:00, in Piazza Vittorio Veneto a Torino, Jeremy, James, Richard e lo Stig, sono pronti ad incontrarvi!

lunedì 23 giugno 2014

Aspria Tennis Cup 2014 - Milano parla spagnolo

Pere Riba ed Albert Ramos alla premiazione.
(foto Paolo de Matteo)

Si è conclusa ieri la nona edizione dell'Aspria Tennis Cup, Trofeo CDI, nella splendida cornice dell'Harbour Club di Milano.
Un'edizione che parla spagnolo, vista la vittoria della testa di serie numero 3 Ramos-Vinolas sul connazionale Riba, che partiva come numero 1 del torneo.
Torneo che inizia nel modo sbagliato per gli azzurri. Le notizie negative arrivano fin dal primo turno dove Filippo Volandri, campione uscente, viene eliminato dallo spagnolo, numero 336 al mondo, Lizariturry, mentre Potito Starace subisce lo stesso risultato, 0-2, contro il croato Veic.
L'unico in grado di tenere alto l'onore dei padroni di casa è Marco Cecchinato che raggiunge un'ottima semifinale non concedendo neppure un set a Vagnozzi, Lammer e Lizariturry, prima di arrendersi però ad un passo dall'ultimo atto al futuro campione Ramos-Vinolas che si impone con un doppio 6-3.
Nell'altra semifinale invece, Riba si sbarazza dell'argentino Gonzalez e si prepara alla finale tutta iberica.

Davanti al pubblico delle grandi occasioni, tutto esaurito per l'atto finale del torneo, Ramos-Vinolas porta a casa il trofeo in un derby catalano, vista la provenienza dei due contendenti, entrambi di Barcellona.
Match dall'andamento incredibile che vede Ramos-Vinolas imporsi senza grossi problemi nel primo set: 6-3 il parziale.
Nel secondo viene fuori Riba che si porta addirittura sul 5-1. Poi il black-out. La testa di serie numero 1 subisce un parziale terrificante e cede dopo 1:39 minuti, con il punteggio di 6-3, 7-5.

Per Ramos-Vinolas si tratta del bis nel capoluogo meneghino, dopo la vittoria conseguita nel 2011.