L'estate del Mondiale brasiliano è ormai alle spalle. I principali campionati europei sono già scattati ed i primi trofei nazionali ed internazionali (vedi Supercoppa Europea) fanno già la loro bella figura nelle bacheche dei club.
Il week-end appena trascorso però, ci lascia in eredità il primo turno della nuova Serie A 2014/2015. E così prende il via oggi una nuova rubrica: Tempi Supplementari.
Un contenitore di approfondimenti, valutazioni, opinioni, numeri e statistiche sul nostro campionato. Un'insieme di considerazioni. Rigorosamente oltre il Novantesimo.
JUVE-ROMA, ANCORA LORO - Al Bentegodi di Verona è andata in scena una partita importante. Non si trattava "solamente" della prima partita della stagione calcistica italiana. No, per la Juventus era molto di più. Il passaggio da un simbolo di juventinità, nonché allenatore della squadra più vincente dell'ultimo ventennio bianconera, come Antonio Conte, a Massimiliano Allegri aveva turbato, e non poco, la quasi totalità dell'opinione pubblica.
Tuttavia i Novanta minuti di sabato pomeriggio, sembrano aver spazzato via molti dubbi. Il 3-5-2 di Contiana memoria, privo di tre elementi fondamentali quali Pirlo, Barzagli e Chiellini, e con uno Llorente a mezzo servizio, è andato ben oltre lo striminzito (e bugiardo) 0-1 finale.
Il bottino finale dovuto all'autorete di Biraghi in avvio (primo gol dell'anno), è drogato dai tre legni centrati nel corso del match. Su tutti svetta il giovanissimo Coman, diciottenne "scarto" del PSG ultramilionario, che ha incantato un po' tutti muovendosi come un forsennato alle spalle del veterano Tevez. Ma oltre alla gioventù è servita l'esperienza di Buffon che ha stregato Maxi Lopez nell'unica, colossale, occasione clivense.
Piccolo inciso sull'argentino: devastato da problemi extra-calcistici in questi ultimi mesi, sta cercando disperatamente di tornare quello di Catania. La speranza, per lui, è che si possa rovesciare l'andamento della scorsa stagione quando all'esordio con botto (gol nel derby) in maglia Samp, seguì un lento, ma inesorabile, declino.
La Juve chiama, la Roma risponde. Al cospetto di una Fiorentina spuntata (Cuadrado e Rossi non li puoi concedere a nessuno, tantomeno ai giallorossi), è arrivata una vittoria rotonda. Perdersi nelle tempeste umorali della Capitale è fin troppo facile e pericoloso ma Rudi Garcia, capitano coraggioso con già alle spalle un'intera stagione di esperienza, è riuscito a traghettare i suoi verso un risultato positivo. La prima Roma del dopo-Benatia (impossibile non cederlo a quelle cifre) si affida all'esperienza dei soliti De Rossi, Totti (campionato numero ventitré, sì, ventitré, all'attivo) e De Sanctis, capace di tenere a galla i suoi con due/tre interventi grandiosi. Ma anche alla velocità di Gervinho, al'universalità di Nainngolan, ai primi guizzi di Iturbe ed alla piacevole sorpresa Manolas.
Per Montella continua la maledizione contro la sua ex squadra. La reazione della ripresa, unita ai rientri dei due sopraccitati campioni fanno ben sperare. Di sicuro ci si poteva augurare un esordio più morbido. Troppo scontata la battuta sul povero Brillante: catapultato in Italia seguendo il percorso inverso di Alex Del Piero, abbandona l'Olimpico dopo trentacinque, anonimi, minuti. Troppo presto per bocciarlo. Per ora, rimandato.
EMOZIONI SUL NAVIGLIO - Qualche anno fa, correndo su (molto) e giù (quasi mai) per il campo, era capace di sprigionare una sorta di corrente che attraversava tutto San Siro. L'incantesimo, il sortilegio di Pippo Inzaghi, ora che è seduto (oddio, seduto non lo è quasi mai stato) in panchina, non si è spezzato. Per niente. Il 3-1 finale è un risultato bugiardo. Sicuramente un buon Milan con un ritrovato El Shaarawy, un buon Menez, il primo gol della stagione firmato da Honda, un Alex sicuro là dietro ed un Diego Lopez che si presenta al suo pubblico parando un rigore. Tutti aspetti positivi. Ma la partita è girata attorno ad episodi. E nonostante il triplo vantaggio maturato a venticinque dallo scadere, la Lazio è sembrata sempre in partita. Riuscendo a riaprirla ed a mettere pressione ai rossoneri. Il tempo, solo quello, darà il riscontro definitivo (in attesa del rientro di Pazzini e degli innesti dei vari Torres, van Ginkel e Bonaventura).
Pioli esce sconfitto ma non deluso. Dietro c'è sicuramente da lavorare. De Vrij non è ancora quello del Mondiale (e Cana accanto non aiuta), e Keita deve tornare la freccia dello scorso anno. Buone indicazioni però arrivano dal solito Candreva e dal bel debutto di Djordjevic.
Una Milano ride, l'altra non piange ma... Dopo la scorpacciata contro lo Stjarnan ci si aspettava il risultato pieno sul campo, comunque non facile, del Torino. E invece un'Inter spuntata ha fatto fatica contro un Torino organizzato e compatto. Il rigore (generoso quantomeno) parato da Handanovic (giusto per non perdere il vizio) a Larrondo poteva girare la partita, ma così non è stato. L'inserimento di Osvaldo ed un maggiore peso offensivo hanno aiutato la manovra degli uomini di Mazzarri, ma non è bastato. Inter quindi da rivedere, Torino tutto sommato promosso. Un solo bocciato: l'arbitro Doveri. Rigore al Toro molto, molto generoso (e Larrondo fermato ad un metro da Handanovic), rigore molto simile, se non più netto, negato all'Inter, ed espulsione di Vidic ai limiti del ridicolo.
A PUNTEGGIO PIENO - Il sestetto di testa si chiude con Cesena e Napoli. I romagnoli sono l'unica neopromossa a centrare il bottino pieno. Basta un gol di Rodriguez agli uomini di Bisoli per schiantare un Parma senza Cassano e destinato a salutare Amauri (destinazione Toro). Tre punti alla prima gara casalinga, contro una squadra (sulla carta) superiore. Fieno in cascina verso quota quaranta.
Il Napoli trova la vittoria che serviva. Dopo l'eliminazione di Bilbao ci voleva una risposta, forte. Il gol dopo pochi minuti del discusso Callejon sembrava subito mettere a posto le cose. Le testate di Pinilla hanno prima crepato, poi sfondato il muro di Rafael, ma all'ultimissimo istante, un gol dell'ultimo arrivato De Guzman regala i tre punti.
Talento, capacità di soffrire (forse è mancata in Spagna) e cuore. Il gioco verrà, è sicuro, ora contavano i tre punti.
NEO (QUASI)PROMOSSE - Detto del Cesena, l'altra faccia della medaglia è rappresentata da Empoli e Palermo.
Il Palermo sbatte contro il muro sampdoriano. Prima della partita, forse, il pareggio non era nemmeno un affronto per il tifoso palermitano. Al termine dei novanta minuti, molti dei quali passati in superiorità numerica per l'espulsione tragicomica di Regini, e sopra nel punteggio, grazie al gol in avvio del talentino Dybala, rimane molto più che l'amaro in bocca per un gol subito su palla inattiva, al minuto 91, da un Gastaldello lasciato completamente, ed inspiegabilmente, solo.
Lo 0-2 rimediato al Friuli dall'Empoli è, se possibile, molto meno "traumatico". Gara decisa nella ripresa dal solito, sempreverde, Antonio Di Natale, autore della prima doppietta del torneo, e già lassù nella classifica marcatori, illuminato dai lampi di classe di Muriel (sarà la volta buona?). Tuttavia il primo tempo è stato a dir poco spettacolare. Due belle squadre, che ci faranno divertire parecchio.
PARI E PATTA - Chiudono la giornata i pareggi di Bergamo e Reggio Emilia.
L'Atalanta saluta Bonaventura impattando sullo 0-0 contro il nuovo Verona di Mandorlini. Un tempo a testa, in attesa dei nuovi innesti (il "Papu" Gomez da una parte, la suggestione Saviola dall'altra). I bergamaschi avviano al meglio il dopo-Consigli con il classe '92 Sportiello già decisivo in un paio di interventi e riabbracciano il figliol prodigo Bianchi. I gialloblu iniziano ad appoggiarsi all'esperienza di Rafa Marquez ed alla velocità di Nico Lopez.
Solo due reti nella sfida che si preannunciava pirotecnica tra Sassuolo e Cagliari, l'allievo Di Francesco contro il maestro Zeman. Tra queste due reti però, c'è anche la perla dell'intera giornata. Il sinistro al volo del neo-azzurro Zaza, su assist del gemello Berardi, è da vedere e rivedere. Il pareggio di Sau rimette a posto le cose. Due squadre che, con il tempo, regaleranno spettacolo e gol.
NUMERI E CURIOSITA' - Il primo gol della stagione è... un'autogol! Lo "segna" Biraghi e costa la sconfitta al Chievo di Mandorlini. La prima doppietta stagionale la mette a segno Di Natale, ovviamente già in testa alla classifica dei goleador. Il Milan, con tre reti, è la squadra che ha segnato di più.
Due i rossi: Regini inaugura la serie con il doppio (esagerato) giallo, Vidic la chiude con l'esageratissimo rosso diretto.
Undici italiani titolari per il Sassuolo, zero per la Fiorentina. Questi i due estremi della prima giornata. Qualcosa da commentare forse?
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