Dopo un 3-2 tiratissimo, ma soprattutto al termine di una domenica magica durante la quale Fognini prima e Seppi poi hanno completato la rimonta sulla Gran Bretagna, aprendo le porte della semifinale di Davis contro la Svizzera di Re Roger, andiamo a rivivere lo spettacolo e le emozioni dell'arena di Napoli, attraverso il commento di chi c'era ed ha vissuto tutto in prima persona.
Ringraziamo Marco Caldara, inviato per la rivista "Il Tennis Italiano".
Marco, partiamo dall'ultima giornata: Italia batte Gran Bretagna 6-0. Incredibile, pensando soprattutto che dall'altra parte della rete c'era il numero 8 al mondo (ma tra i primi tre per valori assoluti). Te lo aspettavi, o nemmeno il più ottimista dei tifosi poteva credere a questo sogno?
"Alla vigilia era lecito attendersi una vittoria dell’Italia, che partiva favorita nei due singolari con Ward e quantomeno alla pari nel doppio, ma proprio la sconfitta di Bolelli/Fognini ha cambiato tutto. Sull’1-2, le redini della fida erano esclusivamente nelle mani di Fognini, apparso giù di tono nelle prime due giornate. Fabio contro Murray sulla terra non parte affatto battuto, ma visto il suo rendimento fra venerdì e sabato, onestamente, gli davo poche chance, anche perché Murray a differenza sua si era mostrato in buone condizioni. Invece sono bastati pochi game per far ricredere tutti. Fognini ha giocato la partita perfetta nel momento migliore e nella cornice ideale, non dando mai a Murray la possibilità di rientrare. È stata l’ennesima dimostrazione di quanto grande sia il suo valore".
Come hai sottolineato tu, Fognini ha giocato una partita incredibile. Per tanti la migliore della carriera. Potrebbe essere questo l'ulteriore gradino per raggiungere una continuità ad altissimi livelli? Ora è 13 al mondo, il suo tennis sarebbe da top 5, la sua testa (a volte) lo tradisce e lo ha tradito, anche recentemente (penso alle litigate di San Paolo nel match contro Dolgopolov).
"È difficile dirlo. Fognini sa benissimo dove può arrivare, come sapeva benissimo di poter vincere con Murray sulla terra, e ha vinto. Non credo che questa partita gli dia chissà quali certezze in più. Iniziare a battere con continuità dei top 10, invece, potrebbe cambiare qualcosa. In fondo, non va dimenticato che in carriera Fabio ne ha battuti soltanto tre, due nello stesso torneo (Montecarlo 2013) e Murray domenica. Ora gli resta da colmare quel piccolissimo gap fra i grandi giocatori come lui e i campioni, che non sono altro che grandi giocatori per 365 giorni all’anno. La continuità nel tennis di oggi fa la differenza, anche all’interno del singolo incontro, e Fabio è migliorato tantissimo. Ne abbiamo avuto la dimostrazione a Napoli con Murray: dallo 0-2 del primo set non si è più distratto una volta. A memoria, un suo match senza la minima sbavatura non me lo ricordo. Ci sono state giornate storte, magari qualche atteggiamento sbagliato, ma i momenti difficili capitano a tutti. Bisogna imparare ad accettarli e cercare di volgerli a proprio vantaggio. Non facile, ma nemmeno impossibile".
Tutti concentrati su Fognini, ovviamente, ma il punto decisivo lo ha messo a segno Seppi. Segnali di risveglio anche da Andreas?
"È chiaro che l’attenzione sia andata quasi solo su Fognini, per numerosi motivi. Allo stesso tempo, però, non va nemmeno dimenticato Seppi, perché in Coppa Davis si vince a squadre. Sembra la classica frase fatta, invece è verissimo. Ne abbiamo avuto la dimostrazione proprio a Napoli dai britannici: hanno un campione come Murray, ma il loro secondo singolarista non è all’altezza del World Group. L’Italia invece è più omogenea, e con le squadre che puntano tutto su un solo giocatore può vincere. Tornando alle prestazioni di Andreas: contro Murray mi è piaciuto per il modo in cui ha giocato (al venerdì), contro Ward per come ha gestito l’incontro. Non è riuscito a giocare come avrebbe voluto, ma è rimasto tranquillo e non ha permesso al rivale di portarlo nella ‘lotta’. Certo, Ward ci ha messo del suo giocando peggio rispetto al venerdì, ma Andreas è stato comunque bravo a chiudere i conti senza complicazioni. Più che la vittoria in generale, quello che gli può servire per riscattare un brutto inizio di stagione è il bel tennis giocato al venerdì contro Murray. Non a caso, nonostante la sconfitta, in conferenza stampa era soddisfatto del suo rendimento. Difficilmente tornerà 18 al mondo, ma può comunque fare molto meglio rispetto agli appena cinque match vinti in tre mesi. Vediamo se l’arrivo della terra gli farà bene…".
Una domanda te la faccio sull'ambiente. L'arena di Napoli a volte è andata "ai limiti della regolarità"; ha innervosito oltremodo Murray, almeno questo traspariva dalla TV. Viverla da dentro, live, che sensazioni ha dato? L'impressione è che il calore di Napoli abbia dato la spinta in più.
"Il pubblico di Napoli è stato perfetto proprio nel momento giusto. Mi spiego: nella prima giornata tutto è andato come doveva andare, mentre il doppio non è stato all’altezza delle aspettative. Difficile scaldarsi in certe situazioni. Alla domenica, invece, serviva davvero una spinta in più, e il pubblico di Napoli, complice un Fognini nato con le qualità ideali del trascinatore, è riuscito a darla. Non mi era mai capitato di vedere un tifo così indemoniato, nemmeno per la finale di Coppa Davis fra Spagna e Argentina, quando a Siviglia giocarono per tre giorni davanti a oltre 23mila persone, non troppe in meno del record assoluto per un incontro di tennis. A Napoli invece ce n’erano circa 5000, ma sono comunque riuscite a fare meglio. Durante il match di Fognini si è respirato un clima incredibile, difficile da raccontare. Penso che la gente abbia provato veramente delle emozioni forti, accorgendosi che non solo il calcio sa accendere i cuori. Vedere cinquemila persone cantare in coro 'O surdato 'nnammurato, con Fognini direttore d’orchestra direttamente dal campo, è stato qualcosa di unico. Per quanto riguarda la correttezza, ai limiti del regolamento mi pare eccessivo. È vero che in certe occasioni Murray si è un po’ innervosito, e non aveva tutti i torti, ma questa è la Coppa Davis. I giocatori lo sanno, e non è un caso che poi lo scozzese, passata la delusione per la sconfitta, in conferenza stampa non abbia affatto polemizzato sul pubblico".
Ora si guarda alla semifinale. Settembre è lontano, tutto può succedere, però il vantaggio di giocare in casa per la Svizzera potrebbe essere decisivo. Senza contare due come Roger e Wawrinka. Ostacolo insormontabile?
"È vero che erano sotto 2-1 con il Kazakistan, ma questa Svizzera, in casa loro, non la si batte. Gli è tutto favorevole: dal pubblico, alla superficie veloce, al valore dei giocatori. Si può sperare nel miracolo in uno dei singolari e pure di vincere il doppio, ma anche in una situazione così improbabile rimarrebbe comunque da fare un altro punto. Impossibile. Credo che nemmeno i più ottimisti pensino di vedere l’Italia in finale, a meno di qualche assenza per infortunio fra i padroni di casa. Abbiamo una buona squadra, ma la realtà è questa. Federer ha finalmente deciso di provare a vincere uno dei grandi trofei che ancora gli manca (l’unico insieme all’Oro Olimpico) e difficilmente se lo farà scappare. Non vedo come questa Svizzera, con i suoi due top five in campo, possa mancare il titolo".
Grazie mille Marco, per averci fatto rivivere le emozioni del weekend. Appuntamento quindi a Settembre, sperando nel miracolo!
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