Ormai ci siamo, sta per partire il Sei Nazioni di Rugby ed a raccontarcelo saranno i soliti Vittorio Munari ed Antonio Raimondi, che traslocano su DMAX per l'occasione. Ci aspettano, come sempre, telecronache ricche di pathos, nozioni tecniche, emozioni ed ironia. Li abbiamo raggiunti per questa inedita intervista doppia.
1) Siete la Voce del rugby in Italia, una sorta di "marchio" inconfondibile che accompagna, tra le altre, le gare degli Azzurri. Quando è iniziata la vostra collaborazione, dove affondano le radici della vostra amicizia?
Vittorio: E' stato un colpo di fulmine! (scherza).
Antonio: In realtà ci conosciamo dall’inizio degli anni 90 ed abbiamo lavorato insieme nel 1991 ai tempi di Tele+. Io giovane giornalista e lui già voce del rugby. Con lui ho imparato tantissimo e non solo riguardo al rugby. La prima telecronaca insieme l’abbiamo fatta nel 1995 alla Coppa del Mondo, ma con continuità abbiamo lavorato spalla a spalla a partire dal 2002”.
2) Perchè il piccolo Antonio ed il piccolo Vittorio hanno scelto il Rugby? Da dove è nata la passione?
Vittorio: A me avevano detto che non avevo il fisico per giocare a calcio e così ho provato con il rugby. Ero affascinato dai valori, che ancora oggi, seppur faticosamente, vengono portati avanti.
Antonio: Io a calcio non ero male, non a caso Vittorio quando mi ha visto giocare (durante la Coppa del Mondo del 2007 in Francia) mi ha soprannominato "Ronaldone". Credo che tutto sia nato da quando ho intravisto, da una porticina dietro il Giuriati di Milano, i pali da rugby. Avrò avuto dieci o undici anni. Nel 1976 ho visto l’Italia giocare all’Arena e la settimana dopo ero al campo. Il Giuriati è come la mia seconda casa. I milanesi vanno a fare il week end, io vado al Giuriati.
3) Rugby che, ovviamente, è il filo conduttore della vostra vita. Componente il vostro "podio ideale". Chi sono, e perchè, i tre migliori giocatori di sempre?
Vittorio: Molto difficile da dire. Puoi scegliere tra quelli visti e quelli che ti hanno raccontato, puoi scegliere per simpatia, ma metterne in fila tre è davvero complicato. Direi Gareth Edwards, Richie McCaw e Campese.
Antonio: Quasi impossibile. Io direi Richie McCaw, quasi perfetto, non solo in campo, ma anche nei comportamenti. Mi fermerei qui, perché me ne vengono in mente troppi.
4) Quali sono le altre vostre passioni sportive?
Vittorio: Saltiamo alla prossima.
Antonio: Come sempre scherza. Nei nostri viaggi abbiamo parlato di sport e posso assicurare che Vittorio capisce anche di altri sport, ma li vede sempre con l’occhio dell’allenatore. Gli ho sentito fare dei commenti precisi sul calcio. Tanto per fare un esempio. Una delle giornate più belle che abbiamo passato insieme è stata quando siamo andati a vedere l’arrivo del Giro d’Italia sullo Zoncolan. C’erano anche altre persone del mondo del rugby e per tutto il giorno non è stata detta una parola sul nostro sport. Fantastico!
5) Venendo all'attualità lo sguardo non può che essere rivolto al Sei Nazioni 2014. Quali sono le prospettive per gli Azzurri?
Vittorio: Il cuore dice che ci vorrebbe un altro Exploit come lo scorso anno. Ne avremmo bisogno.
Antonio: Io un po’ per il cuore e un po’ razionalmente, voglio prendere come riferimento il torneo dello scorso anno, e non pensare agli ultimi test di giugno e novembre, realmente un po’ deprimenti. Di sicuro serve qualcosa di speciale e spero proprio che gli Azzurri ci regalino qualcosa di speciale.
6) Inghilterra e Galles: da queste due dovrebbe uscire la vincitrice?
Vittorio: La vincente dovrebbe uscire tra Galles, Inghilterra e Francia. Molto dipenderà da cosa farà sabato l’Inghilterra allo Stade de France.
Antonio: Sono d’accordo con Vittorio. Le Crunch a Parigi ha il valore di una finale. Il Galles potrebbe essere stanco, dopo il tour dei Lions. La Francia ha sempre vinto nell’anno seguente al Tour dei Lions. Un motivo ci sarà.
7) La sfida agli All Blacks nell'insolito teatro di San Siro, i vari test match e le gare del Sei Nazioni. Ogni volta si registra il pienone. Quanto è cresciuto negli ultimi anni il movimento rugbistico italiano?
Vittorio: Quanto a me, da dopo il militare. Scherzi a parte, è cresciuto molto l’interesse che c’e’ attorno al rugby, ma questo non si è concretizzato necessariamente anche nel movimento.
Antonio: Sicuramente c’è molto più interesse, così come il numero dei tesserati è cresciuto notevolmente. E’ diventato relativamente facile fare attività di propaganda, ma nella fascia che conta di più, dal punto di vista della formazione, facciamo grande fatica e abbiamo un tasso enorme di abbandono, comune a tutti gli sport nel nostro paese.
8) Si può, o si deve, fare ancora di più? E sotto quale punto di vista?
Vittorio: Si può fare di più, ci sono margini di miglioramento un po’ in tutte le aree. Bisogna vedere se l’interesse di crescita reale è suffragato da iniziative reali, quando si deve andare a patti su potere e gestione.
Antonio: Si può e si deve fare di più. Quello che ho notato, vivendo dal di dentro il nostro mondo, è che tutti hanno un’idea, che tutti siamo teorici, ma quando si tratta di lavorare, non sempre c’e’ la stessa sollecitudine a rimboccarsi le maniche.
9) Quale telecronaca non dimenticherete mai?
Vittorio: Sono tanti i bei ricordi. Per la nostra poca obiettività direi le due vittorie sulla Francia a Roma.
Antonio: Io direi in particolare la prima del 2011, quando si festeggiavano i 150 anni dell’unità d’Italia. Poi la finale della Coppa del mondo del 2003. Ma ce ne sono molte altre. La prima volta che abbiamo usato il termine Grillotalpa.
10) Ultima, classica, domanda. Chi erano Antonio Raimondi e Vittorio Munari da bambini, chi sono oggi e soprattutto cosa faranno da grandi?
Vittorio: Tecnicamente posso dire che da grande non farò mai nulla e non mi hanno ancora detto che non sono più un bambino.
Antonio: Cosa posso chiedere di più? Faccio il lavoro che ho sempre sognato di fare. Come direbbe Vittorio, nella vita a volte ci vuole più culo che testa. Sono stato fortunato.
Competenti, simpatici e disponibilissimi, come immaginavamo.
Ringraziamo Antonio e Vittorio e non vediamo l'ora di tifare insieme a loro per gli Azzurri!
Grazie ragazzi!

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