Opinionista nei salotti televisivi di Telelombardia e Antenna 3, giornalista, docente di Comunicazione ma, soprattutto, conduttore, nonché Direttore, di Radio Milan Inter.
Il volto e la voce di Lapo De Carlo sono inconfondibili per i "teleradioascoltatori" del Nord Italia, e non solo.
Oggi si concede al blog, raccontandoci un po' di lui.
1) Partiamo ovviamente dalla radio. Piccolo gruppo di persone serie e competenti (posso confermarlo per esperienza diretta, ndr) che, nonostante le difficoltà continua ad andare avanti per la sua strada. Milano non è Roma, ma cosa manca per poter diventare ancora più grandi?
Manca tutto. Per noi è un tasto delicato perché storicamente Radio Milan Inter è stata ostacolata da altre radio, una in particolare, danneggiata e persino chiusa per poi essere riaperta. E' impossibile per una radio locale come la nostra, vivere a lungo in un contesto in cui ci sono guerre per le frequenze e siamo chiusi dai network. Milano è infatti città di grandi reti. Molto più che a Roma. Per diventare più grandi servirebbe comunque che cessasse la crisi. Solo questo.
2) Tra i tuoi tantissimi interessi, possiamo dire che l’Inter è un po’ al centro del tuo mondo (lavorativo e non solo). Analizzando questo primo scorcio di stagione, cosa ti ha colpito di più in positivo e cosa in negativo?
In positivo la mia battaglia vinta su Alvarez. Una squadra con alcuni talenti che possono crescere ancora e un nuovo presidente.
In negativo i continui infortuni, l'implosione di Guarin, l'appannamento di Kovacic, l'infortunio (ancora) di Milito e l'ennesimo cambio di allenatore che l'ambiente deve metabolizzare.
3) I nerazzurri passano da Moratti a Thohir. Cosa ti senti di dire al presidente uscente e cosa ti aspetti dal nuovo proprietario?
Caro Moratti. Per me è impossibile parlare male di lei. Non ho mai capito la genesi di alcune sue scelte, ne ho inteso i motivi che l'hanno spinta ad affidarsi ad alcuni dirigenti. Mi dispiace che abbia affrontato la questione Calciopoli con troppa prudenza e altre cose. Ma ho capito quanti sacrifici, e non solo economici, lei abbia fatto.
Quello che è più ingiusto è il modo dissacrante e irrispettoso con cui diversi avversari l'hanno congedata. E se non conoscono il rispetto significa che molte delle cose che lei ha fatto capire di loro erano vere.
Caro Thohir. Posso solo sperare. Quello che so di lei è che ha la mia età, sembra gentile e voglia guadagnare e non perderci dall'Inter.
So troppo poco per poterla giudicare. Il tempo ce lo abbiamo. Spero di vederla più delle 4 volte all'anno previste a Milano e che per lei il guadagno faccia rima con il successo della squadra.
4) Moratti l’ha già fatto, ora tocca a te il compito ancora più arduo: qual è la tua Inter ideale, di tutti i tempi?
1. Zenga, 2. Maicon, 3. Brehme, 4. Zanetti, 5. Burgnich, 6. Facchetti, 7. Oriali, 8. Mattheus, 9. Ronaldo, 10. Mazzola/Corso, 11. Rummenigge.
Allenatore: Helenio Herrera/Mourinho.
5) Da dove arriva la passione nerazzurra? “Ero un bambino piccolo ed un bel giorno…” continua tu.
Sono interista di famiglia. La consacrazione del mio interismo la certifico il giorno dello scudetto numero 11. Il pomeriggio del 1980, quello dello scudetto arrivato con un gol di Mozzini a pochi minuti dal termine in Inter-Roma 2-2. A 11 anni ero ancora piccolo per pretendere di andare allo stadio e così con un mio compagno di scuola mi misi ad ascoltare alla radio "Tutto il calcio minuto per minuto". Ricordo che esplodemmo di gioia urlando felici e interrotti dal vicino che sui lamentava per il nostro rumore. Era juventino...
6) Dovessi sceglierne uno solo, quale sarebbe il tuo idolo incontrastato. E perchè?
Nello sport senza dubbio Roger Federer (d'accordissimo ndr). La capacità di restare ai vertici con un tennis pulito, elegante, efficace e con uno stile da campione anche fuori dal campo lo rende inimitabile. Tanti campioni si sono smarriti o sono stati colti in una crisi o uno scandalo. Lui ha sempre mostrato questa serietà senza nascondere l'umanità anche solo con espressioni mai plateali.
Insieme a lui, per un altro versante Andre Agassi. Specie dopo aver letto il suo libro:OPEN.
7) Qual è lo sport al quale maggiormente ti interessi, o ti sei interessato in passato, oltre al calcio?
Come dimostra la mia risposta precedente il mio sport preferito è il tennis. Lo gioco da quando ho 7 anni, anche a livello agonistico. Più in generale lo seguo per la completezza e la ricchezza di elementi che in nessun altra disciplina riesco a trovare. Soffro da tifoso perché non abbiamo mai grandi tennisti e quelle poche volte che ne abbiamo uno di talento (Fognini) vengono frenati dal loro stesso carattere. Ma quando vedo una partita, una qualunque, dopo un minuto sto giocando anche io e mentalmente imito i colpi e li sento anche epidermicamente.
8) Si avvicinano I Giochi Olimpici Invernali di Sochi 2014, mentre tra poco più di due anni sarà il turno di Rio 2016. Cosa rappresentano per te le Olimpiadi?
Un avvenimento frustrante. Non riesco mai a seguire tutto e nonostante l'imponente copertura televisiva delle ultime edizioni. Non so cosa avrei dato per parteciparvi quando facevo atletica. Ma evidentemente all'epoca non avevo sufficienti motivazioni per allenarmi con quella continuità che arriva solo dall'ambizione. Amo tanto le Olimpiadi e mi dispiace sempre durino così poco.
Per quanto mi riguarda, se potessi, le farei durare un mese.
9) Si parla spesso di una possibile candidatura italiana (prima ai Giochi del 2020, poi andati a Tokyo, ora a quelli del 2024). Ti chiedo: saremmo pronti/capaci di organizzare un evento di tale portata?
La scelta della nazione deputata ad ospitare i Giochi non mi ha mai appassionato granchè. Non fosse altro per la colorazione politica e imprenditoriale che ha sempre avuto la gestione di ogni candidatura. Niente a che vedere con lo sport e i suoi principi. Lo dimostra il calcio con l'assurdo mondiale che si svolgerà in Qatar nel 2022. L'Italia avrebbe certamente gestito l'evento riuscendo a dotarsi delle infrastrutture sufficienti e proponendo anche una più moderna speculazione che avrebbe reso ricchi i soliti personaggi.
Amaro ma è la storia del nostro Paese che lo racconta.
10) L'ultima, ormai classica, domanda a chiusura dell'intervista. Chi era Lapo De Carlo da bambino? Chi è oggi, e soprattutto cosa farà da grande?
Oh! Domanda personale. Vediamo...bambino felice, nato e cresciuto in un contesto quasi perfetto a Milano città studi. Il periodo della mia vita migliore in assoluto. Sono interessato da sempre alla comunicazione ed a ridisegnare i valori di riferimento delle relazioni tra persone in ogni ambito. Il mio mestiere di giornalista radiofonico e televisivo mi permette di fare una parte di questo lavoro. Ma il vero lavoro arriva dai miei corsi di comunicazione universitari e per aziende. Ho un sito: www.lapodecarlo.it e da quello parte la mia versione futura, nella speranza che l'ambizione di voler migliorare la comunicazione tra persone e aziende non si riveli un utopia. Per il momento pare di no...
Si chiude qui la nostra bella chiacchierata con il Direttore di Radio Milan Inter. Siamo andati un po' oltre il conduttore radiofonico che ci fa compagnia ogni giorno, esplorando anche altri lati della sua personalità.
Continueremo a seguirti in radio ed in tv, Lapo.
Grazie ancora della tua disponibilità. Stay tuned!
Nello sport senza dubbio Roger Federer (d'accordissimo ndr). La capacità di restare ai vertici con un tennis pulito, elegante, efficace e con uno stile da campione anche fuori dal campo lo rende inimitabile. Tanti campioni si sono smarriti o sono stati colti in una crisi o uno scandalo. Lui ha sempre mostrato questa serietà senza nascondere l'umanità anche solo con espressioni mai plateali.
Insieme a lui, per un altro versante Andre Agassi. Specie dopo aver letto il suo libro:OPEN.
7) Qual è lo sport al quale maggiormente ti interessi, o ti sei interessato in passato, oltre al calcio?
Come dimostra la mia risposta precedente il mio sport preferito è il tennis. Lo gioco da quando ho 7 anni, anche a livello agonistico. Più in generale lo seguo per la completezza e la ricchezza di elementi che in nessun altra disciplina riesco a trovare. Soffro da tifoso perché non abbiamo mai grandi tennisti e quelle poche volte che ne abbiamo uno di talento (Fognini) vengono frenati dal loro stesso carattere. Ma quando vedo una partita, una qualunque, dopo un minuto sto giocando anche io e mentalmente imito i colpi e li sento anche epidermicamente.
8) Si avvicinano I Giochi Olimpici Invernali di Sochi 2014, mentre tra poco più di due anni sarà il turno di Rio 2016. Cosa rappresentano per te le Olimpiadi?
Un avvenimento frustrante. Non riesco mai a seguire tutto e nonostante l'imponente copertura televisiva delle ultime edizioni. Non so cosa avrei dato per parteciparvi quando facevo atletica. Ma evidentemente all'epoca non avevo sufficienti motivazioni per allenarmi con quella continuità che arriva solo dall'ambizione. Amo tanto le Olimpiadi e mi dispiace sempre durino così poco.
Per quanto mi riguarda, se potessi, le farei durare un mese.
9) Si parla spesso di una possibile candidatura italiana (prima ai Giochi del 2020, poi andati a Tokyo, ora a quelli del 2024). Ti chiedo: saremmo pronti/capaci di organizzare un evento di tale portata?
La scelta della nazione deputata ad ospitare i Giochi non mi ha mai appassionato granchè. Non fosse altro per la colorazione politica e imprenditoriale che ha sempre avuto la gestione di ogni candidatura. Niente a che vedere con lo sport e i suoi principi. Lo dimostra il calcio con l'assurdo mondiale che si svolgerà in Qatar nel 2022. L'Italia avrebbe certamente gestito l'evento riuscendo a dotarsi delle infrastrutture sufficienti e proponendo anche una più moderna speculazione che avrebbe reso ricchi i soliti personaggi.
Amaro ma è la storia del nostro Paese che lo racconta.
10) L'ultima, ormai classica, domanda a chiusura dell'intervista. Chi era Lapo De Carlo da bambino? Chi è oggi, e soprattutto cosa farà da grande?
Oh! Domanda personale. Vediamo...bambino felice, nato e cresciuto in un contesto quasi perfetto a Milano città studi. Il periodo della mia vita migliore in assoluto. Sono interessato da sempre alla comunicazione ed a ridisegnare i valori di riferimento delle relazioni tra persone in ogni ambito. Il mio mestiere di giornalista radiofonico e televisivo mi permette di fare una parte di questo lavoro. Ma il vero lavoro arriva dai miei corsi di comunicazione universitari e per aziende. Ho un sito: www.lapodecarlo.it e da quello parte la mia versione futura, nella speranza che l'ambizione di voler migliorare la comunicazione tra persone e aziende non si riveli un utopia. Per il momento pare di no...
Si chiude qui la nostra bella chiacchierata con il Direttore di Radio Milan Inter. Siamo andati un po' oltre il conduttore radiofonico che ci fa compagnia ogni giorno, esplorando anche altri lati della sua personalità.
Continueremo a seguirti in radio ed in tv, Lapo.
Grazie ancora della tua disponibilità. Stay tuned!

Lapooooo ! Io ci sono ! SONO PERUFFO COL CIUFFO !!!
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