Continua il viaggio alla scoperta delle voci che ci fanno compagnia nei big-match in giro per l'Europa, e non solo.
Ecco cosa è venuto fuori da questa bella chiacchierata con Federico.
1) Federico, partiamo da quella che può essere considerata “casa tua”, la Francia. In questi anni, grazie soprattutto a grandi investimenti, il calcio francese è cresciuto. Vedi delle possibilità di successo in Europa (Champions o Europa League) concrete nel breve/medio periodo per i club d’oltralpe?
Dipende. PSG e Monaco sono squadre costruite appositamente per vincere la Champions League entro un lasso di tempo relativamente breve, e mi pare che i parigini stiano rispettando la tabella di marcia. Per il Monaco l'avvio è incoraggiante ma ovviamente un giudizio è ancora molto prematuro. Le varie Marsiglia, Lione, Lilla mi pare si stiano "italianizzando" non poco: l'obiettivo è arrivare terzi, e in caso contrario buttare a mare l'Europa League. Non a caso anche il loro ranking è in picchiata.
2) Spostiamoci in Olanda. Se escludiamo la Nazionale, reduce da una qualificazione senza problemi e da una finale mondiale, i club Oranje non raggiungono successi importanti da diverso tempo. Nonostante questo, il serbatoio di giovani talenti è sempre pieno. Cosa manca allora per fare il salto di qualità definitivo?
Come ha più volte sottolineato in questi anni Platini, con il sistema attuale è praticamente impossibile che l'Ajax o un'altra squadra olandese possano tornare a vincere la Champions. "Colpa" della sentenza Bosman: da un lato l'abolizione dei parametri in scadenza di contratto, dall'altro soprattutto l'apertura totale agli stranieri nei campionati più danarosi. Per fortuna l'Ajax ha fatto in tempo a vincerne un'ultima nel 1995, quasi fuori tempo massimo.
3) Da telecronista avrai girato parecchi stadi e commentato tantissime partite. In assoluto, per le emozioni che ti ha regalato, qual è la tua personale “Partita del Secolo”, l’”italiagermaniaquattroatre” del tuo cuore?
In dieci anni di Sportitalia ho commentato centinaia e centinaia di partite, è una scelta difficile. Su quelle dal vivo, pochi dubbi: Zenit-Man United, Supercoppa UEFA del 2009. Ma ricordo con piacere certi Ajax-PSV e Ajax-Feyenoord strapieni di gol, o il 4-4 tra Lione e Psg. La più surreale fu senz'altro un'amichevole estiva tra America e Juventus: si giocava nella notte italiana, venne sospesa più volte per maltempo, e la telecronaca durò più di tre ore. Molti juventini ancora me la ricordano.
4)Ci si avvicina, ormai a grandi passi, a Brasile 2014 e tutte le grandi competizioni lasciano sempre un ricordo indelebile. Qual è stato il tuo primo mondiale? Correva l’anno…
Il primo Mondiale che ho davvero gustato, e del quale ho un ricordo nitido, è stato Messico 1986. Avevo 8 anni, ero in piena fase "figurine Panini" e avevo il mio bel calendario da aggiornare, poi si andava ai giardinetti a giocare a pallone con gli altri bambini e ognuno si sceglieva un giocatore. Io - che a calcio... beh lasciamo perdere - mi ero scelto tale Belloumi, un algerino detto "il Platini di Africa". Le menti dei bambini sono strane.
5) Se dovessi scegliere, a chi daresti la palma di miglior giocatore di sempre? E perché?
Non ho mai visto giocare Pelè, dunque non posso che dire Maradona. E' stato davvero l'essenza del calcio: era basso, tarchiato, l'opposto del canone dell'atleta rappresentato nelle statue greche, eppure divenne, appunto, Maradona.
6) Nel tuo passato, prima di Sportitalia, c’è Eurosport che possiamo definire la casa di tutti gli sport per eccellenza. Calcio amore a prima vista o esiste anche qualche altra “passione segreta”?
Sarò sempre grato a Eurosport per avermi aiutato a completare la mia cultura sportiva. Qualche volta ho commentato la pallamano, sport spettacolare e purtroppo sottovalutato in Italia. Sono molto fiero di aver commentato per Eurosport le gare di pattinaggio di velocità a Torino 2006. Gli ori di Enrico Fabris e dell'inseguimento a squadre rappresentano uno dei momenti più belli della mia carriera di telecronista.
7) Olimpiadi di Sochi, Mondiale 2014 ed Olimpiade 2016, senza dimenticare tutte le altre grandi competizioni. Ci avviciniamo ad un biennio ricco di emozioni. Se avessi l’opportunità di scegliere a quale evento, o gara in particolare, vorresti essere presente “live”, per cosa opteresti?
E' una scelta assai difficile. Da giornalista di calcio ti direi il Mondiale. Ma credo che l'atmosfera olimpica vada provata almeno una volta nella vita.
8) Esulando dal mondo del pallone, indicami i tre personaggi sportivi del passato che più ti hanno colpito. E per quale motivo.
Mohammed Ali, per quello che ha rappresentato dentro e fuori dal ring; Nadia Comaneci, perchè il suo oro a Montreal 1976 fu il gesto sportivo più vicino alla perfezione che si sia mai visto; Alberto Tomba, perchè uno sciatore in grado di entusiasmare in quella maniera non si è più visto e magari non si vedrà mai più.
9) Ad oggi invece quali sono i tre “sportivi per eccellenza” (sempre calcio escluso), i modelli da imitare?
Sono anche tre sportivi italiani. Pietro Mennea, perchè il successo senza il lavoro e il sacrificio non può mai arrivare; Juri Chechi, perchè anche se a volte il destino cinico e baro si mette di traverso, c'è sempre la possibilità di "fregarlo" una volta di più; Alex Zanardi, il perchè non c'è nemmeno bisogno di dirlo.
10) Chiudiamo questa breve intervista con la classica domanda alla quale nessuno potrà sottrarsi. Chi era Federico Casotti da piccolo e chi voleva essere? Chi è oggi? E soprattutto cosa farà da grande?
Ero un bambino e un ragazzo appassionato di sport, che sognava di viverlo dal di dentro. Scartata l'idea di essere un atleta agonistico per evidenti limiti, non avevo altra scelta che doverlo raccontare. Finora non mi posso lamentare. Poter continuare a farlo ancora per tanto tempo non sarebbe male.
Termina qui il secondo appuntamento con le nostre "Dieci domande a...".
Grazie a Federico per la disponibilità e per alcune risposte davvero interessanti. Con lui abbiamo fatto una carrellata generale tra passato, presente e futuro.
Continueremo ad ascoltarti "live" su Sportitalia!
6) Nel tuo passato, prima di Sportitalia, c’è Eurosport che possiamo definire la casa di tutti gli sport per eccellenza. Calcio amore a prima vista o esiste anche qualche altra “passione segreta”?
Sarò sempre grato a Eurosport per avermi aiutato a completare la mia cultura sportiva. Qualche volta ho commentato la pallamano, sport spettacolare e purtroppo sottovalutato in Italia. Sono molto fiero di aver commentato per Eurosport le gare di pattinaggio di velocità a Torino 2006. Gli ori di Enrico Fabris e dell'inseguimento a squadre rappresentano uno dei momenti più belli della mia carriera di telecronista.
7) Olimpiadi di Sochi, Mondiale 2014 ed Olimpiade 2016, senza dimenticare tutte le altre grandi competizioni. Ci avviciniamo ad un biennio ricco di emozioni. Se avessi l’opportunità di scegliere a quale evento, o gara in particolare, vorresti essere presente “live”, per cosa opteresti?
E' una scelta assai difficile. Da giornalista di calcio ti direi il Mondiale. Ma credo che l'atmosfera olimpica vada provata almeno una volta nella vita.
8) Esulando dal mondo del pallone, indicami i tre personaggi sportivi del passato che più ti hanno colpito. E per quale motivo.
Mohammed Ali, per quello che ha rappresentato dentro e fuori dal ring; Nadia Comaneci, perchè il suo oro a Montreal 1976 fu il gesto sportivo più vicino alla perfezione che si sia mai visto; Alberto Tomba, perchè uno sciatore in grado di entusiasmare in quella maniera non si è più visto e magari non si vedrà mai più.
9) Ad oggi invece quali sono i tre “sportivi per eccellenza” (sempre calcio escluso), i modelli da imitare?
Sono anche tre sportivi italiani. Pietro Mennea, perchè il successo senza il lavoro e il sacrificio non può mai arrivare; Juri Chechi, perchè anche se a volte il destino cinico e baro si mette di traverso, c'è sempre la possibilità di "fregarlo" una volta di più; Alex Zanardi, il perchè non c'è nemmeno bisogno di dirlo.
10) Chiudiamo questa breve intervista con la classica domanda alla quale nessuno potrà sottrarsi. Chi era Federico Casotti da piccolo e chi voleva essere? Chi è oggi? E soprattutto cosa farà da grande?
Ero un bambino e un ragazzo appassionato di sport, che sognava di viverlo dal di dentro. Scartata l'idea di essere un atleta agonistico per evidenti limiti, non avevo altra scelta che doverlo raccontare. Finora non mi posso lamentare. Poter continuare a farlo ancora per tanto tempo non sarebbe male.
Termina qui il secondo appuntamento con le nostre "Dieci domande a...".
Grazie a Federico per la disponibilità e per alcune risposte davvero interessanti. Con lui abbiamo fatto una carrellata generale tra passato, presente e futuro.
Continueremo ad ascoltarti "live" su Sportitalia!

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